Sui totalitarismi

A volte mi piace riempire il blog citando degli scrittori famosi. Sono sempre pezzi presi da autori diversi che mi colpiscono per qualche motivo e mi ricordano, ogni volta di più, che la lettura, insieme alla parola, è l'unica cosa che ci differenzia dagli animali.

Il pezzo di oggi viene dal libro "l'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera

Un paio d'anni dopo aver lasciato la Boemia, si trovò del tutto casualmente a Parigi, proprio nell'anniversario dell'invasione russa. Si teneva una manifestazione di protesta e lei non potè fare a meno di parteciparvi. I giovani francesi sollevavano il pugno urlando slogan contro l'imperialismo sovietico. Quegli slogan le piacevano, ma all'improvviso scoprì con stupore di non essere capace di gridare insieme agli altri. Non resistette nel corteo che pochi minuti.
Confidò quell'esperienza agli amici francesi. Ne furono stupefatti: "Ma allora tu non vuoi lottare contro l'occupazione del tuo paese ?". Lei voleva dir loro che dietro il comunismo, dietro il fascismo, dietro tutte le occupazioni e tutte le invasioni si nasconde un male ancora più fondamentale e universale, e che l'immagine di quel male era per lei un corteo di gente che marcia levando il braccio e gridando all'unisono le stesse sillabe. Ma sapeva che non sarebbe riuscita a spiegarglielo.


E raro che poche righe sappiano sprigionare così tante idee nella mente del lettore. Bravo Mr Kundera.

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