Sull'intermediazione

Intermediario secondo il De Mauro significa: chi presta la propria opera professionale, facilitando l’instaurarsi e il concludersi di una trattativa.

Riflettendoci anche pochi secondi viene naturale constatare che il punto di forza dell'intermediario si basa sulla conoscenza.
Quado cerchiamo casa, quando vogliamo comprare un computer nuovo o anche quando vogliamo comprare un disco musicale, per forza di cose ci rechiamo da un intermediario, ovvero da chi, con le sue conoscenze sa aiutarci nella scelta e/o proporci direttamente quello che ci serve facendoci risparmiare un sacco di tempo.

La figura dell'intermediario è ovviamene nota fin dall'antichità ed è insita nella stessa categoria dei mercanti. Qualsiasi commerciante è un intermediario tra il produttore e il consumatore, ed è su questo che crea il suo margine.

Cosa potrebbe mai succedere se un giorno però, questo predominio delle informazioni in mano agli intermediari dovesse scontrarsi con un mezzo di comunicazione in grado di collegare direttamente il consumatore con il produttore ?
Se un qualsiasi consumatore, usando internet, potesse ordinare il bene desiderato, direttamente dal reparto vendite della fabbrica produttrice, che fine farebbero gli intermediari ?

A rigor di logica dovrebbero sparire ! La loro opera, fondamentale prima della nascita delle telecomunicazioni si avvia ormai alla pensione. E non parlo per cattiveria !

La tecnologia crea nuove figure lavorative e ne distrugge altre. Quando inventarono l'automobile, nacque la figura del meccanico e sparì quella dei produttori di calessi. Adesso che abbiamo internet la figura dell'intermediario deve sparire.

Purtroppo gli interessi economici che ruotano attorno all'intermediazione sono incalcolabili. Basti pensare alle major discografiche e agli assurdi costi di un cd musicale, se rapportato a quanto entra nelle tasche degli autori. E' il ben noto problema della filiera lunga.
Se sul ricavo di un cd musicale devono spartirsi la torta tanti soggetti tra, designer, produttori, spedizionieri, magazzinieri, negozianti.. è ovvio che il prezzo del bene sarà molto alto !

Illustrato il mio pensiero sull'intermediazione, è molto triste notare che anche le più giovani società della net-economy non riescono ad andare fuori dagli schemi della old-economy.

Pochi giorni fa mi sono collegato ad un sito americano che vende un programma di sviluppo software che mi è indispensabile. Quasi ogni anno compro la nuova versione per gustarmi tutte le migliorie. Quest'ultimo anno ho avuto la sorpresa.

Il sito effettua un semplice controllo sulla provenienza geografica dell'ip. Per gli ip provenienti dall'italia è previsto un redirect forzato ad un sito di una società italiana che ha acquistato i diritti per vendere il suddetto programma in italia.

Risultato ? In america, per gli utenti americani, il software costa 100 dollari; In Italia, invece, 150 euro. Poco importa che l'euro sia valutato 1.44 sul dollaro. Il prezzo l'ha stabilito il rivenditore italiano.

Nella old-economy questo si chiama arbitraggio. Il produttore decide che in germania si vende il bene al prezzo X e in italia si vende al prezzo Y. E' una tecnica lecita e giuridicamente ineccepibile. Ai miei occhi potrebbe anche risultare "corretta" posto che ritengo ragionevole che tra i vari paesi possano esserci costi diversi nei vari soggetti della filiera lunga.

Quello che ritengo inconcepibile è l'applicazione dell'arbitraggio ad un prodotto digitale che in sostanza non possiede alcun costo di intermediazione. Creare ad arte dei costi di intermediazione, a colpi di contratti e di royalties con società terze è un comportamento a mio parere ignobile.

Per quel che mi riguarda l'importatore italiano può morire di fame. Al momento del rinnovo userò un proxy americano e comprerò al prezzo americano.

Fate come me, boicottate gli intermediari che non vi creano valore aggiunto.

Massimo De Disprezzo
blog: www.maxdisprezzo.com

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