Sul processo di Norimberga

Ci sono avvenimenti storici che suscitano incredibili sentimenti di ammirazione. Nella storia dell'uomo è stato spesso difficile amministrare i sentimenti di autodistruzione che, da sempre, caratterizzano la nostra specie. E' così, quando eventi storici eccezionali richiedono scelte straordinarie, allora solo alcuni possono reagire ed entrare a pieno titolo nella storia.

Il processo di Norimberga, nato per accertare le responsabilità della seconda guerra mondiale, fu aperto dalla dichiarazione del procuratore americano Robert Jackson:

"Grazie vostro onore! Il privilegio di inaugurare, per la prima volta nella storia, un processo per crimini contro l'umanità, impone gravi responsabilità. I crimini che ci apprestiamo a condannare e punire, sono stati così premeditati, hanno avuto conseguenze così nefaste e rovinose, che la civiltà non può ignorarli, perchè non potrebbe sopravvivere se tutto ciò si ripetesse. Che quattro grandi potenze esaltate dalla vittoria, e profondamente ferite, frenino ogni proposito di vendetta e scelgano di sottoporre i loro nemici, ora prigionieri, al giudizio della legge, è uno dei più grandi tributi che la Forza abbia mai pagato alla Ragione.
Questo processo rappresenta lo sforzo di quattro fra le nazioni più potenti del mondo, suportate da altre diciassette, di ricorrere al diritto internazionale per far fronte alla più grande minaccia della nostra epoca, la guerra di aggressione. Il mondo esige che la legge non si limiti alla semplice punizione dei crimini commessi dai personaggi minori. La legge deve colpire allo stesso modo coloro che detenevano il potere e che ne fecero un uso deliberato e concertato, innescando una catena di atti criminali che non ha risparmiato nessun angolo della terra. Di tale importanza è il processo che le Nazioni Unite presenteranno a Vostro Onore.
L'importanza di questo processo è data dal fatto che i prigionieri rappresentano influenze sinistre che rimarranno sopite nel mondo molto tempo dopo che loro stessi saranno ritornati polvere. Noi dimostreremo che questi uomini sono simboli viventi degli odi razziali, del terrorismo e della violenza, dell'arroganza e della ferocia del potere. Sono gli emblemi di un nazionalismo e di un militarismo violento, degli intrighi e delle guerre che hanno gettato l'Europa nel caos, generazione dopo generazione, sterminandone gli uomini, distruggendone le case e rendendola più povera. Si sono identificati a tal punto con la loro ideologia e i loro compiti che un atto di compassione verso di loro equivarrebbe a decretare un trionfo e un atto di assenso nei confronti dei crimini cui i loro nomi sono legati. Il mondo civile non può scendere a compromessi con tendenze sociali che ritroverebbero vigore se noi trattassimo in modo equivoco o indeciso questi uomini in cui tali tendenze ancora sopravvivono.
Cio' che questi uomini rappresentano, lo spiegheremo con pazienza e lentamente. Vi forniremo le prove inoppugnabili di azioni inimmaginabili. Nella lista dei loro crimini non manca nessun atto che possa essere concepito da un orgoglio e da una ferocia patologici, e dal desiderio sfrenato del potere.
Non era mai accaduto fino ad oggi nella storia del diritto che si tentasse di esaminare nell'ambito dello stesso processo un intero decennio, interessando un intero continente e prendendo in considerazione un insieme di paesi e un numero incalcolabile di uomini e di fatti. Malgrado l'enormità del compito, il mondo intero pretende dei provvedimenti immediati.
Esiste una differenza fondamentale tra la posizione dell'accusatore e quella dell'imputato, differenza che screditerebbe il nostro compito se noi mancassimo di mostrarci, anche per le questioni di minore importanza, giusti e moderati.
Purtroppo la natura di questi crimini è tale per cui l'accusa deve essere condotta, e il verdetto emesso, dalle nazioni vincitrici. La portata mondiale degli atti d'aggressione compiuti da queste persone ha consentito a pochi paesi di rimanere veramente neutrali. Per questo motivo, o sono i vincitori a giudicare i vinti, o bisogna lasciare ai vinti il compito di giudicarsi da soli. Dopo la prima guerra mondiale abbiamo sperimentato l'inefficacia di questa seconda soluzione.
Non dovremo mai dimenticare che sulla base degli avvenimenti per cui oggi giudichiamo gli imputati, la Storia giudicherà noi stessi. Offrire in questo momento, a queste persone, un calice avvelenato, significa berlo noi stessi. Dobbiamo dare prova, nello svolgimento del compito che ci è stato affidato, di un'obiettività e di un'onestà intellettuale tali che questo processo venga ricordato dalle generazioni future per aver dato piena risposta alle esigenze di giustizia dell'umanità"


Citazione di Robert Jackson, Ministro della Giustizia di Roosevelt e giudice della Corte Suprema Americana, 1945



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